Ammortamenti 2023: sospensione ultimo atto

La sospensione gli ammortamenti nel bilancio 2023 è sostanzialmente l’ultima vera deroga tra le tante introdotte dal legislatore per supportare i bilanci 2020 delle imprese colpite dalla pandemia da Covid-19 (poi estesa fino ai bilanci dell’esercizio 2023!). Avevi scritto cosa ne penso (e non ho cambiato idea), ma quando c’è un’opportunità si deve valutare quando può essere utile approfittarne. Quali sono i due casi in cui (a mio parere) può valere la pena sospenderli?

Cosa prevede la norma

Nei bilanci 2023 redatti secondo il Codice Civile, si può, in deroga all’art. 2426, co 1., n. 2) c.c., “non effettuare fino al 100% dell’ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali, mantenendo il loro valore di iscrizione, così come risultante dall’ultimo bilancio annuale regolarmente approvato. La quota di ammortamento non effettuata (…) è imputata al conto economico relativo all’esercizio successivo e con lo stesso criterio sono differite le quote successive, prolungando quindi per tale quota il piano di ammortamento originario di un anno“.
La norma consente di non scrivere fino al 100% degli ammortamenti nel Conto economico.

La deroga in moltissimi casi è inutile: Qual è l’alternativa possibile

Nella maggioranza dei casi ritengo che non sia opportuno ricorrervi. La gran parte delle imprese ammortizzano i beni materiali applicando le aliquote di ammortamento ordinarie che, come noto, sottostimano la vita utile economico-tecnica. Quest’ultima dovrebbe essere quella su cui definire la durata del processo di ammortamento. Ne è la prova la presenza di beni strumentali totalmente ammortizzati utilizzati per anni e anni dopo il completamento del processo di ammortamento.

In situazioni simili, può essere opportuno valutare la possibilità di modificare la vita utile residua, ottenendo così una riduzione degli ammortamenti nel Conto economico. Le imprese interessate alla riduzione degli ammortamenti, in molti casi, presentano imponibili fiscali modesti. Rispetto alla “sospensione”, la modifica della vita utile residua presenta per molte imprese il vantaggio di minori ammortamenti anche nei successivi esercizi. Nella Nota integrativa sarà sufficiente spiegare le ragioni che hanno portato a tale modifica di stima. La modifica della vita utile consente di redigere il bilancio applicando le regole ordinarie e, particolare non trascurabile, è meno “visibile” ad un lettore un po’ distratto rispetto all’applicazione della deroga.

Sospensione degli ammortamenti: quando può “convenire”

I due soli casi (o quasi) sono i seguenti:

  1. l’impresa “disperata”: se l’unico modo per non chiudere in perdita o per limitare le perdite è non scrivere il 100% degli ammortamenti, la deroga può essere utile. Non bisogna però dimenticare l’obbligo di trasparenza nella Nota integrativa e che tale scelta sarà individuabile dal lettore del bilancio. Un minimo di beneficio, in termini di rating bancario, potrebbe essere ottenuto grazie al miglior risultato d’esercizio e patrimonio netto;
  2. l’impresa “florida”: per un’impresa che ha sempre presentato imponibili rilevanti e che ha subito un calo significativo dei margini temporaneo a causa di un errore nella gestione, la non iscrizione del 100% degli ammortamenti potrebbe consentire di presentare un miglior bilancio 2023 senza comportare l’incremento degli imponibili nei successivi esercizi (come invece avviene se si modifica la vita utile residua).

Un terzo caso, meno diffuso, in cui potrebbe essere “conveniente” ricorrere alla sospensione degli ammortamenti, è quello di imprese il cui periodo di ammortamento è definito contrattualmente. Ad esempio, per via di contratti di affitto di ramo d’azienda. In tali situazioni, non è possibile modificare la vita utile residua, pertanto, l’unico modo per migliorare il risultato 2023 è quello di non iscrivere, in tutto o in parte, gli ammortamenti. Tale scelta, a differenza della maggioranza dei casi in cui si determinerà un allungamento del processo di ammortamento, comporterà l’incremento degli ammortamenti dall’esercizio 2024. Non è infatti in tali casi possibile allungare il periodo di ammortamento.

Sospensione gli ammortamenti e perdita del capitale sociale

Negli esercizi dal 2020 al 2022 era disapplicato l’obbligo di intervento da parte dell’assemblea dei soci in caso di perdita tale da ridurre il capitale sociale di oltre un terzo e anche al di sotto del minimo di legge. Il fatto di presentare in bilancio una perdita significativa, pertanto, non comportava l’obbligo di copertura. Nel bilancio 2023 non sarà più così, pertanto, in alcuni casi, proprio la sospensione degli ammortamenti potrebbe consentire di non ricadere nelle fattispecie di cui gli artt. 2447 e 2482-ter c.c. Ma decidere di sospendere gli ammortamenti in tali situazioni è una scelta opportuna? Potrebbe esporre gli amministratori a un rischio in caso di futuro default? Si tratta certamente di una decisione delicata che richiede opportune riflessioni preliminari.

Il quarto anno non è come il primo

Per le imprese che si apprestano a sospendere integralmente gli ammortamenti e che li hanno già sospesi nei precedenti esercizi, magari fin dal 2020, va ricordato che condizione necessaria per la sospensione è la possibilità di stimare una maggiore vita utile economico-tecnica. Non è detto che sia sempre possibile una simile stima (si pensi, ad esempio, a imprese che ogni 5 esercizi sostituiscono le auto aziendali). Nei casi poi, di sospensione su attività la cui vita utile non può proprio essere estesa, ad esempio, nel caso di un brevetto, è anche necessario, prima di prendere una decisione, verificare la capacità del Conto economico del 2024 si “sopportare” i maggiori ammortamenti, considerato che la sospensione comporterà un maggior ammortamento a partire dall’esercizio 2024.

L’informativa nella Nota integrativa “salva” la rappresentazione veritiera e corretta

Nel mio primo commento “a caldo” di tale deroga, avevo provocatoriamente parlato di “falso in bilancio servito per legge”. Ma naturalmente era una battuta: non si tratta di un falso in bilancio, grazie alla previsione dell’obbligo di riportare un’adeguata informativa nella Nota integrativa. La norma richiede: “La nota integrativa dà conto delle ragioni della deroga, nonché dell’iscrizione e dell’importo della corrispondente riserva indisponibile, indicandone l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell’esercizio“. Si deve quindi riportare l’effetto quantitativo sul risultato dell’esercizio e sul patrimonio netto. Per tale ragione, si può affermare che la Nota integrativa “salvi” (almeno un po’) la rappresentazione corretta dell’andamento della gestione.
Naturalmente i revisori saranno chiamati a verificare la presenza di tale informativa, che alcuni amministratori non saranno così propensi a riportare.

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