Calciomercato Juventus 2026: costi della rosa e impatto sul bilancio 2026/27

Come ogni anno, a inizio settembre è arrivato il momento di fare il punto sul calciomercato estivo della Juventus (qui le mie precedenti considerazioni a mercato aperto).

Con la solita, doverosa, premessa.

Non essendo un esperto di calcio – semmai di numeri e bilanci – evito di dare giudizi tecnici sui singoli giocatori. Non sono in grado di stabilire se un nuovo acquisto farà vincere dieci partite in più alla Juventus, se un giovane diventerà un campione o se un calciatore pagato molto si rivelerà un affare.

Quello che posso provare a fare è leggere le strategie che sembrano emergere dalle operazioni di mercato e, soprattutto, stimarne gli effetti sul costo della rosa e sul bilancio della Juventus.

Un mercato può essere molto costoso e rivelarsi un ottimo mercato. Allo stesso modo, un mercato poco costoso può rivelarsi un disastro sportivo.

I numeri ci dicono solo quanto costa una determinata strategia. Sarà poi il campo a dirci se ne sarà valsa la pena.

Va però fatta anche una seconda premessa, particolarmente importante quando si cerca di stimare gli effetti economici di una campagna trasferimenti.

Molte delle condizioni economiche delle operazioni di mercato – in particolare ingaggi, ripartizione degli stipendi nei prestiti, bonus, commissioni e alcuni corrispettivi – non sono rese pubbliche. I dati consuntivi che emergeranno dai bilanci non coincideranno quindi necessariamente con le stime qui riportate.

Inoltre nel valutare il differenziale di costi sul bilancio, terrò conto anche dei rinnovi contrattuali, come quello di Yildiz (che evidentemente non hanno a che fare con il calciomercato).

Nonostante possano “ballare” diversi milioni, le informazioni oggi disponibili consentono di individuare ordini di grandezza e comprendere in quale direzione si stanno muovendo i costi. Ed è questo l’obiettivo dell’analisi che segue.

Dai nove scudetti alla ricostruzione continua

La Juventus arriva da anni nei quali sta cercando, non senza difficoltà, di ricostruire una squadra capace di tornare stabilmente ai livelli ai quali la sua storia l’ha abituata.

Dopo l’irripetibile ciclo dei nove scudetti consecutivi, per alcune stagioni la sensazione è stata quella di una squadra progressivamente puntellata, quando probabilmente sarebbe stato necessario avviare prima un rinnovamento più profondo.

Quel rinnovamento è arrivato con Cristiano Giuntoli.

La prima squadra è stata sostanzialmente rifondata. Sono entrati molti calciatori nuovi e sono usciti giocatori che rappresentavano costi importanti, per ammortamenti dei cartellini, ingaggi o entrambi.

Dal punto di vista economico fu un’operazione tutt’altro che semplice: rinnovare profondamente la rosa senza determinare un corrispondente aumento del suo costo annuo.

A renderlo possibile contribuì però anche una circostanza importante: diversi calciatori in uscita presentavano costi molto elevati. Liberare quelle risorse consentiva di finanziare, almeno in parte, i nuovi ingressi.

Il problema è che, come noto, i risultati ottenuti sul campo non sono stati quelli attesi.

E qui rinnovo ancora una volta la precisazione iniziale: non sto dicendo che questo o quel giocatore fosse tecnicamente scarso né che il suo acquisto fosse necessariamente sbagliato al momento in cui venne effettuato.

Mi limito a constatare un fatto: la squadra costruita non ha raggiunto gli obiettivi sportivi che la Juventus si attendeva.

Da Giuntoli a Comolli e poi a Carnevali

Damien Comolli si è quindi trovato a intervenire nuovamente su una rosa che era stata profondamente rinnovata appena un anno prima. La società ha investito ancora, con l’obiettivo evidente di aumentare la competitività.

La stagione, però, si è conclusa senza la qualificazione alla Champions League. Nel 2026/27 la Juventus disputa infatti l’Europa League.

Per la Juventus, abituata a considerare la Champions quasi una condizione normale del proprio modello economico (a differenza di altri top club), è difficile non considerare il mancato raggiungimento di quell’obiettivo un fallimento sportivo.

Ed eccoci così a Giovanni Carnevali, nominato nel giugno 2026 Amministratore Delegato e Direttore Generale, con la conclusione dell’esperienza di Comolli.

Quando in questo articolo parlerò del “mercato di Carnevali”, mi si passi naturalmente la semplificazione: le decisioni coinvolgono l’intera struttura dell’area sportiva.

Giuntoli, Comolli, Carnevali. Tre gestioni in un arco di tempo molto breve.

E questo, già di per sé, dice qualcosa delle difficoltà incontrate dalla Juventus nel percorso di ricostruzione.

Il vero problema: ogni mercato eredita quello precedente

C’è un aspetto che a mio avviso viene spesso sottovalutato quando si commenta il calciomercato.

Se investi molto su alcuni giocatori e questi rendono meno di quanto previsto, l’anno successivo non riparti da zero.

Quei giocatori sono ancora a bilancio.

Hanno un valore contabile residuo. Hanno contratti pluriennali. Possono avere stipendi elevati.

E proprio perché il loro rendimento non è stato quello sperato, può essere difficile trovare società disposte ad acquistarli alle condizioni necessarie per evitare minusvalenze, contribuire integralmente all’ingaggio o consentire comunque alla Juventus di liberare le risorse necessarie per sostituirli.

Questo, secondo me, è uno dei principali vincoli con cui da alcuni anni si trova a fare i conti chi gestisce il mercato della Juventus.

E se il fenomeno si ripete per due stagioni consecutive, il problema si cumula. Chi arriva non deve soltanto scegliere i nuovi giocatori. Deve anche riuscire a trovare una sistemazione a quelli acquistati uno o due anni prima che non rientrano più nel progetto ma continuano ad assorbire risorse significative.

Ed è qui che cartellino e ingaggio dei giocatori in uscita diventano un vero limite al mercato in entrata.

Il caso Arthur è emblematico. Nella ricostruzione utilizzata per questa analisi, la svalutazione residua di 6,53 milioni di euro è attribuita al bilancio chiuso al 30 giugno 2026. È importante capire che si tratta di un costo una tantum.

Quando confronteremo i costi ordinari delle due stagioni lo elimineremo, perché evidentemente non rappresenta un costo ricorrente.

Quando invece confronteremo i costi del bilancio d’esercizio 2026/27 rispetto a quelli dell’esercizio 2025/26 dovremo tenerne conto, perché quella perdita ha effettivamente penalizzato il risultato dell’esercizio precedente e non si ripeterà in quello successivo.

Sembrano due ragionamenti contraddittori, ma semplicemente rispondono a due domande differenti.

Carnevali ha cambiato strategia?

In questo quadro, il primo mercato della nuova gestione mi sembra mostrare qualche elemento di discontinuità. Uso volutamente “mi sembra”, perché una strategia societaria si giudica su più stagioni e non su una sola sessione di mercato.

Dire che Carnevali abbia puntato su “giocatori meno costosi” sarebbe una rappresentazione semplicistica. La Juventus ha effettuato anche investimenti significativi.

Allo stesso tempo sono state utilizzate formule che conservano una maggiore flessibilità, ricorrendo anche ai prestiti in ingresso.

La sensazione è quindi che la Juventus abbia cercato una diversa distribuzione del rischio economico, combinando investimenti definitivi, operazioni meno onerose e prestiti.

È un approccio interessante soprattutto considerando ciò che è avvenuto nelle stagioni precedenti.

Perché un diritto di riscatto, un prestito o un giocatore acquisito a condizioni meno onerose non garantiscono certo che il calciatore si riveli forte. Garantiscono, però, in alcuni casi una cosa diversa: che un eventuale errore sia meno difficile da correggere.

E in una fase nella quale la Juventus si è trovata spesso a dover cercare una collocazione a giocatori acquistati soltanto uno o due anni prima, la flessibilità ha un valore economico.

“Ma senza spendere non si vince”

Arriviamo così alla parte che, puntualmente, genera più discussioni quando pubblico i numeri della Juventus.

Alcuni tifosi – a volte, ahimè, anche persone piuttosto qualificate sul tema – mi rimproverano di presentare numeri troppo “severi”.

L’obiezione è sempre più o meno la stessa:

se vuoi vincere devi comprare giocatori forti. Se vinci, aumentano anche i ricavi.

È così. E immagino sia evidente che chi analizza da anni i bilanci delle società di calcio ne sia perfettamente consapevole.

Ma, come ho scritto anche nel romanzo Fuori dal gioco, che finalmente pubblicherò a ottobre, i numeri hanno la dannata caratteristica di non piegarsi alle nostre opinioni.

Se il costo della rosa aumenta, aumenta.

Dire che è aumentato non significa criticare l’operato della società.

Non significa dire che il nuovo centravanti sia stato pagato troppo o che il nuovo centrocampista non valga l’investimento.

Significa semplicemente prendere atto di un dato economico. Poi verrà il resto.

Prima domanda: quanto aumentano i costi ordinari della Juventus?

Ed eccoci quindi ai numeri.

La prima domanda che provo a pormi è questa:

quanto costano calciatori e staff nel 2026/27 rispetto al 2025/26, eliminando le principali componenti una tantum?

La precisazione è importante.

Quella che segue è una misura dei costi ordinari di competenza dei due esercizi al netto delle principali una tantum, ma non è una completa annualizzazione teorica di tutti i costi.

Questo vale in particolare per allenatori e staff: il 2025/26 comprende il costo di Tudor per il periodo di competenza e quello di Spalletti per la restante parte della stagione, mentre il 2026/27 comprende Spalletti per l’intero esercizio.

Dal confronto eliminiamo invece la svalutazione di Arthur e gli 8,3 milioni di euro relativi alla risoluzione/accantonamento per Tudor e il suo staff.

Il quadro che emerge è il seguente.

Valori in milioni di euro. Stime aggiornate al 5 settembre 2026 e antecedenti al mercato invernale di gennaio 2027.

Il risultato è piuttosto chiaro.

Il costo ordinario di calciatori e staff, al netto delle principali una tantum individuate, aumenta di circa 17 milioni di euro.

Limitandoci ai soli calciatori, l’aumento è di un intorno di 16 milioni.

Il dato che colpisce maggiormente è quello degli stipendi.

Gli stipendi lordi stimati dei calciatori aumentano, mentre gli ammortamenti diminuiscono. Nonostante gli investimenti effettuati sui cartellini, quindi, gli ammortamenti complessivi stimati scendono leggermente.

Come noto, i dati degli stipendi dei calciatori non sono pubblici. Per rendere l’idea, se facessi riferimento alle stime di Capology, l’incremento (senza considerare i bonus), ammonterebbe a circa 23 milioni, contro la mia stima di poco più di 21.

Il caso David incide molto sulle stime

Prima di proseguire, vale la pena soffermarsi su un esempio che mostra bene perché queste analisi debbano essere lette come stime e non come dati consuntivi.

Mi riferisco a Jonathan David.

Il calciatore è stato ceduto in prestito all’Atlético Madrid dal 1° settembre 2026, ma la ripartizione dell’ingaggio tra le due società non è stata comunicata ufficialmente.

Le informazioni disponibili indicano che una parte rilevante dello stipendio rimane a carico della Juventus. Nel prospetto ho quindi adottato un’ipotesi prudenziale: 100% dello stipendio a carico Juventus per luglio e agosto e 50% dal 1° settembre al 30 giugno.

Con questa ipotesi, il costo dello stipendio di David a carico della Juventus nel 2026/27 è stimato in circa 6,5 milioni di euro, ai quali si aggiungono circa 2,4 milioni di ammortamento, per un costo ordinario complessivo di circa 8,9 milioni.

Se la quota di stipendio rimasta alla Juventus fosse invece del 40%, il costo ordinario scenderebbe a circa 8 milioni.

Una sola ipotesi contrattuale può quindi spostare il risultato complessivo di quasi un milione di euro.

È esattamente il motivo per cui è più corretto concentrarsi sugli ordini di grandezza e sulle tendenze che sui decimali.

I prestiti in uscita riducono il costo della rosa

I prestiti incidono anch’essi sulla dinamica.

I proventi derivanti dai prestiti in uscita riducono il costo della rosa e devono quindi essere inclusi nell’analisi.

Se presto un giocatore che non rientra nei programmi tecnici e la società che lo acquisisce mi riconosce un corrispettivo, quel ricavo contribuisce economicamente a ridurre il costo della rosa.

Nel prospetto i proventi da prestiti passano da circa 3,8 a circa 9,1 milioni di euro.

Più costi significa mercato sbagliato? No

E qui torno al punto centrale.

Un aumento nell’ordine di 15-20 milioni dei costi ordinari non significa che il mercato sia stato sbagliato (o che i rinnovi contrattuali non siano stati opportuni).

Significa che la Juventus ha deciso di destinare maggiori risorse alla squadra.

Se grazie a questi investimenti la Juventus tornerà in Champions League, farà strada nelle competizioni europee, aumenterà i ricavi commerciali e da stadio e magari tornerà finalmente a vincere, sarà stato denaro ben speso.

E noi juventini stapperemo una bottiglia di spumante. Anche più di una. Ma questo sarà il giudizio ex post.

Oggi possiamo misurare l’investimento e non ancora il suo rendimento.

Il problema economico non è quindi stabilire se “bisogna spendere per vincere”.

La domanda corretta è:

quanto sono aumentati i costi e quanto cresceranno, grazie agli investimenti effettuati, i ricavi?

Se i ricavi cresceranno più dei costi, la strategia avrà funzionato anche economicamente.

Se non cresceranno abbastanza, il problema dell’equilibrio di bilancio si ripresenterà.

L’agognato ritorno all’utile

Ed è questo il secondo lato della questione.

Mentre la Juventus continua a cercare di tornare competitiva, continua anche a inseguire l’equilibrio economico.

L’ultimo bilancio annuale approvato è quello chiuso al 30 giugno 2025, con una perdita consolidata di 58,1 milioni di euro, in forte riduzione rispetto ai 199,2 milioni dell’esercizio precedente.

Al momento in cui scrivo, il bilancio al 30 giugno 2026 non è ancora stato approvato.

Il Piano Strategico indicava per il 2026/27 un risultato e un cash flow nel range del break-even, naturalmente sulla base di determinate assunzioni anche in termini di risultati sportivi. La mancata qualificazione alla Champions rende quell’obiettivo inevitabilmente più difficile.

Ed è qui che emerge il paradosso che accompagna la Juventus ormai da qualche anno.

Per raggiungere l’utile occorrerebbe ridurre i costi o aumentare stabilmente i ricavi. Ma per aumentare i ricavi serve anche una squadra competitiva.

E se la squadra non ottiene i risultati attesi, per renderla più competitiva si torna sul mercato e si investe nuovamente.

Un grande club non può “risparmiare” rinunciando a vincere

Naturalmente sarebbe facile migliorare il bilancio riducendo drasticamente il costo della rosa.

Ma un grande club non può ragionare in questo modo.

È il club di gran lunga più vincente d’Italia e la competitività sportiva è parte integrante del suo modello economico.

Anzi, per una grande società di calcio risultato sportivo e risultato economico sono strettamente collegati.

La Champions genera ricavi. Le vittorie aumentano l’appeal commerciale. Una squadra forte riempie lo stadio, valorizza il marchio e consente di negoziare da una posizione migliore sponsorizzazioni e partnership.

Investire è inevitabile, il difficile è farlo bene, perché quando gli investimenti non producono i risultati sportivi sperati, il rischio è duplice: non arrivano i maggiori ricavi e contemporaneamente restano i maggiori costi.

Ed è esattamente questo meccanismo che la Juventus deve riuscire a interrompere.

Seconda domanda: a parità delle altre componenti, come inciderà la gestione dei calciatori sul risultato 2026/27?

La prima parte dell’analisi ci ha detto che i costi ordinari di calciatori e staff aumentano di circa 17-18 milioni di euro.

Ma questa informazione, da sola, non ci dice quanto la gestione della rosa inciderà sul risultato dell’esercizio che chiuderà al 30 giugno 2027.

Per rispondere dobbiamo cambiare prospettiva.

Qui non dobbiamo più eliminare le componenti una tantum. Dobbiamo invece considerare, per entrambi gli esercizi, tutti i costi e i ricavi legati alla gestione dei calciatori e dello staff che siamo oggi in grado di stimare.

Quindi non soltanto stipendi, ammortamenti e prestiti, ma anche plusvalenze, minusvalenze, altri ricavi derivanti dalla gestione dei diritti dei calciatori, svalutazioni e costi non ricorrenti.

E soprattutto il confronto deve essere simmetrico.

Se nel 2026/27 considero la plusvalenza di Facundo González, il ricavo relativo a Muharemovic o eventuali altre plusvalenze, nel 2025/26 devo evidentemente considerare anche le plusvalenze e gli altri proventi generati dalle campagne trasferimenti dell’esercizio precedente.

La domanda diventa quindi:

ipotizzando per il momento invariati tutti i ricavi e i costi non legati ai calciatori e allo staff, la gestione della rosa oggi prevedibile migliora o peggiora il risultato 2026/27 rispetto al 2025/26?

Il confronto è meno negativo di quanto potrebbe sembrare

Il risultato dipende innanzitutto da una questione di competenza temporale non irrilevante.

Le cessioni di Giovanni Daffara e David Puczka, dalle quali sono stimate complessivamente plusvalenze nell’ordine di 12 milioni di euro, sono state ufficializzate nei primi due giorni di luglio 2026.

Se tali plusvalenze saranno contabilizzate nel bilancio che chiuderà al 30 giugno 2027, il confronto tra i due esercizi cambia significativamente.

In questo scenario, sulla base dei dati oggi disponibili, il complesso dei costi e ricavi legati a calciatori e staff peggiorerebbe il risultato 2026/27 di un importo nell’ordine di 10-12 milioni di euro rispetto al 2025/26.

Va però sottolineato che questa stima dipende in misura rilevante dalla competenza temporale delle cessioni di Daffara e Puczka. Se le relative plusvalenze fossero invece contabilizzate nel bilancio al 30 giugno 2026, il differenziale tra i due esercizi peggiorerebbe di circa 24 milioni di euro. A parità delle altre assunzioni, l’impatto negativo delle componenti legate a calciatori e staff salirebbe quindi nell’ordine dei 35 milioni. È uno dei motivi per cui queste stime devono essere lette come ordini di grandezza e non come previsioni puntuali.

Il mercato invernale può ancora cambiare completamente il risultato

La stima viene effettuata ai primi di settembre 2026. Manca quindi ancora un’intera sessione di mercato: gennaio 2027.

E il player trading può produrre effetti economici molto rilevanti anche senza rivoluzionare la squadra.

Una cessione con una plusvalenza significativa, un sell-on fee, un bonus maturato su operazioni precedenti o alcune operazioni in prestito possono modificare di diversi milioni il risultato dell’esercizio.

Un differenziale nell’ordine di 10-12 milioni è quindi certamente rilevante, ma non è affatto tale da consentire oggi di concludere che la gestione dei calciatori finirà necessariamente per penalizzare il bilancio al 30 giugno 2027.

Potrebbe accadere.

Ma quel differenziale potrebbe anche essere ridotto o completamente assorbito dalle operazioni del prossimo mercato invernale.

Naturalmente potrebbe verificarsi anche il contrario: nuovi acquisti, costi di prestito o altre operazioni potrebbero rendere il saldo più negativo.

Il punto è proprio questo: a settembre non possiamo ancora conoscere il contributo finale del player trading al bilancio 2026/27.

Possiamo però dire che, allo stato attuale, il differenziale appare ancora compatibile con variazioni che una sessione di mercato può produrre.

Il caso Muharemovic resta molto importante

Particolarmente rilevante per il 2026/27 è il corrispettivo maturato dalla Juventus sulla cessione di Tarik Muharemovic dal Sassuolo.

È un contributo molto rilevante. Ma è, ancora una volta, una tantum.

Quei 17,4 milioni non rendono strutturalmente meno costosa la rosa. Migliorano il risultato di questo esercizio.

Le una tantum del 2025/26 aiutano il confronto

Nel confronto tra i due esercizi incidono positivamente sul 2026/27 anche due componenti negative che avevano gravato sul precedente esercizio e che non dovrebbero ripetersi.

La prima è costituita dagli 8,3 milioni relativi a Tudor e al suo staff.

La seconda è la svalutazione di Arthur per circa 6,53 milioni.

Attenzione, però.

Il venir meno di questi costi non significa che la Juventus abbia ridotto strutturalmente il costo della rosa di quasi 15 milioni.

Per questo li avevamo esclusi quando abbiamo confrontato i costi ordinari.

Ma se vogliamo confrontare i due risultati d’esercizio dobbiamo tenerne conto: quei costi hanno penalizzato il 2025/26 e, salvo nuovi eventi analoghi, non penalizzeranno il 2026/27.

Sono due domande diverse e richiedono due letture diverse.

Quindi il bilancio 2026/27 POTREBBE PEGGIORARE soltanto di una decina di milioni?

No, sarebbe una conclusione sbagliata.

Quella che stiamo misurando è soltanto la dinamica delle componenti direttamente legate a calciatori e staff.

Non stiamo ancora considerando la variazione dei ricavi televisivi, dei ricavi UEFA, dello stadio, delle sponsorizzazioni, dei ricavi commerciali, degli oneri finanziari e di tutte le altre componenti del conto economico.

E sappiamo già che almeno una di queste dinamiche sarà molto importante.

Nel 2026/27 la Juventus disputa infatti l’Europa League e non la Champions League.

È quindi ragionevole attendersi una diminuzione significativa dei ricavi derivanti dalle competizioni europee, che potrebbe incidere sul risultato molto più del differenziale oggi stimato per la sola gestione dei calciatori.

Di conseguenza, il fatto che la gestione dei calciatori presenti oggi un differenziale negativo relativamente contenuto non significa affatto che il risultato complessivo dell’esercizio sarà vicino al pareggio.

Alcuni caveat sono indispensabili

Tutte queste stime devono naturalmente essere lette con prudenza.

Il 2026/27 è innanzitutto una stima antecedente al mercato invernale di gennaio 2027. Nuovi acquisti, cessioni, prestiti, plusvalenze e rinnovi potranno modificarla anche significativamente.

Nel caso di Jonathan David, continuo ad assumere prudenzialmente il 100% dell’ingaggio a carico Juventus per luglio e agosto e il 50% dal 1° settembre durante il prestito all’Atlético Madrid. La percentuale non è ufficiale.

Nel caso di Kenan Yildiz, non è incluso l’eventuale signing bonus superiore a 6 milioni indicato da Calcio e Finanza come indiscrezione.

Per Luciano Spalletti ho utilizzato un costo lordo stimato di circa 9,25 milioni. Eventuali bonus e parte dei costi dello staff non integralmente noti non sono inclusi.

Per Mattia Perin, il corrispettivo di cessione non è noto e utilizzo quindi una stima prudenziale.

Anche gli oneri per agenti, intermediari e altre componenti accessorie del mercato 2026/27 non sono oggi integralmente conoscibili.

E, come appena evidenziato, resta da verificare soprattutto la competenza delle operazioni Daffara e Puczka.

Per questo i numeri vanno letti come ordini di grandezza e non come una previsione puntuale del conto economico al 30 giugno 2027.

Quindi, come valuto il mercato della Juventus?

Dal punto di vista tecnico continuo a non avere un giudizio da dare.

E credo sia corretto così.

Dal punto di vista economico e strategico, invece, oggi vedo tre elementi.

Il primo è che la Juventus ha investito ancora.

I costi ordinari di calciatori e staff, al netto delle principali una tantum individuate, aumentano di un intorno di 17 milioni di euro, poco più del 7%.

Limitandoci ai soli calciatori, l’incremento è nell’ordine dei 15-16 milioni.

Il secondo elemento è che mi sembra di intravedere, rispetto ad alcune operazioni delle stagioni precedenti, una maggiore attenzione alla flessibilità e alla distribuzione del rischio.

Il terzo è che l’aumento dei costi ordinari non si traduce necessariamente in un equivalente peggioramento del risultato d’esercizio.

Nello scenario in cui le plusvalenze di Daffara e Puczka ricadano nel 2026/27, il peggioramento oggi stimabile sul perimetro calciatori e staff è nell’ordine di 10-12 milioni di euro. È un importo significativo, ma non tale da consentire a settembre di concludere che la gestione dei calciatori finirà necessariamente per penalizzare il prossimo bilancio: la sessione invernale può ancora modificare anche sensibilmente questo saldo.

Non possiamo quindi sapere oggi se, a fine stagione, la gestione dei calciatori avrà prodotto un contributo migliore o peggiore rispetto all’esercizio precedente.

Possiamo invece dire che la struttura dei costi ordinari è diventata più pesante.

E sappiamo che, contemporaneamente, la mancata partecipazione alla Champions League ridurrà una fonte di ricavi particolarmente importante.

È probabilmente questo il vero nodo del 2026/27.

Se la Juventus tornerà stabilmente in Champions, tornerà a vincere e i ricavi aumenteranno abbastanza da sostenere i maggiori costi, l’investimento sarà stato economicamente giustificato.

E da tifoso me lo auguro quanto chiunque altro.

Se invece i risultati non arriveranno, il problema tornerà a presentarsi tra dodici mesi: trovare una collocazione ai giocatori che non avranno convinto e, contemporaneamente, finanziare nuovi acquisti per provare ancora una volta a migliorare la squadra.

È questo il circolo che la Juventus deve riuscire finalmente a spezzare.

Perché nel calcio si può – e spesso si deve – spendere per vincere.

Ma, alla lunga, bisogna anche riuscire a vincere abbastanza da potersi permettere ciò che si spende.

Nota metodologica: l’articolo è stato redatto con l’ausilio di ChatGPT, utilizzato per incrociare, verificare e organizzare i dati ricavati dai bilanci Juventus, dalla relazione semestrale, dai comunicati ufficiali della società e da diverse fonti giornalistiche e specialistiche. Le valutazioni e le conclusioni espresse restano dell’autore.

Fabrizio Bava

Professore ordinario in Economia Aziendale presso l’Università di Torino e Dottore Commercialista.

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