«La passione ti fa battere il cuore. L’ossessione pretende il resto».
È l’epigrafe di Fuori dal gioco (qui ho spiegato perchè l’ho scritto). E forse è anche il modo più semplice per raccontare Mic senza raccontare troppo della sua storia.
Chi è Mic
Quando il romanzo comincia, nel 2000, Mic ha quindici anni.
È un ragazzo ironico, competitivo, con la tendenza a prendere molto sul serio ciò che gli sta a cuore. Ha un rapporto molto forte con suo padre, pochi amici veri e una passione che occupa uno spazio enorme nella sua vita: la Juventus.
Troppo.
Poi c’è Pat, l’amico che può permettersi di dirgli che sta esagerando. O almeno ci prova. In una delle loro conversazioni bastano due battute:
«Hai parlato della Juve per tutta la cena».
«Lo dici come se fosse un difetto».
Una vittoria può rendere magnifica una settimana a Mic. Una sconfitta può rovinargliela. Il confine tra ciò che accade alla sua squadra e ciò che accade a lui è ancora molto sottile.
Per Mic la Juve non è semplicemente una squadra per cui tifare. È un linguaggio che conosce, un luogo nel quale tutto sembra più semplice: si vince o si perde, il pallone entra oppure no. Fuori dal campo, invece, le cose sono molto meno ordinate.
A un certo punto qualcuno gli dirà che il calcio è
«il tuo modo di stare al mondo».
Credo che sia una delle frasi che descrivono meglio il personaggio.
Ma Fuori dal gioco non è il racconto di un ragazzo che passa venticinque anni davanti a una partita.
Le partite ci sono, naturalmente. Alcune sconfitte e alcune vittorie realmente accadute diventano parte della memoria di Mic, come succede a molti di noi con gli eventi sportivi vissuti intensamente. Ma il calcio è soprattutto il punto di partenza.
Non il confine della storia.
Fuori dal gioco: Il calcio come linguaggio
Mic scopre molto presto che dietro undici uomini con una maglia esiste qualcosa che da tifoso non aveva mai considerato: un’impresa.
E quella scoperta gli cambia il modo di guardare il calcio.
Comincia quasi per gioco, quando suo padre gli mette tra le mani il bilancio della Juventus per convincerlo a interessarsi alla ragioneria. Mic cerca nei numeri quello che conosce già: i giocatori, le vittorie, il mercato.
E trova molto altro.
Comincia a tenere un diario. All’inizio è quasi una sfida con se stesso: provare a capire la Juventus «con la testa, non solo con il cuore», annotando numeri, partite, storie e inevitabilmente qualcosa della propria vita.
Quel diario crescerà insieme a lui.
Cuore e numeri
Attraverso i bilanci Mic impara a leggere ciò che accade dietro il campo: il costo dei calciatori, le plusvalenze, i ricavi, gli investimenti, le scelte che possono apparire incomprensibili a un tifoso.
E, mentre Mic cresce, cambia anche il calcio che osserva. Un grande club diventa un’impresa sempre più complessa: non più soltanto una squadra di calciatori, ma anche uno stadio, un marchio, contenuti e relazioni con milioni di persone. Fino ad avvicinarsi al modello della media company.
Per questo la Juventus è centrale nel romanzo, ma ciò che accade riguarda un fenomeno molto più ampio della Juventus.
È la trasformazione del calcio europeo negli ultimi venticinque anni.
Mi interessava raccontarla attraverso gli occhi di qualcuno che prima la vive da tifoso e solo gradualmente impara a osservarla anche con gli strumenti dell’economia aziendale.
Cuore e numeri.
A volte vanno d’accordo. Molto spesso no.
Crescere fuori dal campo
Ma anche questa è soltanto una parte del viaggio di Mic.
Perché intanto lui cresce.
Le persone entrano ed escono dalla sua vita. Alcune rimangono. Cambiano le amicizie, cambiano gli amori, cambia il rapporto con i genitori. Arrivano lo studio, il lavoro, nuove responsabilità.
E soprattutto Mic scopre che ciò che impariamo acquista un valore diverso quando possiamo trasferirlo agli altri.
L’insegnamento diventa così qualcosa di più di un mestiere: è la possibilità di prendere ciò che sappiamo e farne qualcosa che serva a qualcun altro.
Anche la scrittura assume progressivamente un significato diverso. Scrivere significa mettere ordine, provare a capire, ma anche lasciare qualcosa che possa restare quando un momento è già passato.
Sono strade che allargano il mondo di Mic.
Il vero percorso raccontato in Fuori dal gioco
E proprio questo, forse, è il vero percorso raccontato in Fuori dal gioco.
Non smettere di avere passioni. Non diventare indifferenti. Non imparare a tifare con meno intensità.
Imparare, piuttosto, che nessuna passione dovrebbe avere il potere di decidere da sola chi siamo.
Perché affidare il proprio equilibrio a qualcosa che non possiamo controllare significa consegnarlo continuamente nelle mani di qualcun altro.
Di un giocatore, un arbitro, un risultato.
O, fuori dallo sport, di qualsiasi altra cosa sulla quale non abbiamo potere.
Mic deve capire la differenza tra amare qualcosa e averne bisogno per stare bene.
Non è una distinzione che si impara una volta per tutte. E crescere, nel romanzo come nella vita, non significa procedere sempre nella stessa direzione.
Per questo Fuori dal gioco comincia con un ragazzo di quindici anni e attraversa venticinque anni della sua vita.
La Juventus rimane.
Il calcio rimane.
Anche la passione rimane.
È Mic che, poco alla volta, impara a darle il posto giusto.
Perché forse diventare adulti non significa smettere di cercare qualcosa capace di farci battere il cuore.
Significa non permettergli di prendersi anche tutto il resto.
Fuori dal gioco uscirà il 20 ottobre 2026.
Da qui ad allora proverò a raccontarvelo un po’ alla volta, senza raccontarvi troppo.

Fabrizio Bava
Professore ordinario in Economia Aziendale presso l’Università di Torino e Dottore Commercialista.




