Perché ho scritto il romanzo “Fuori dal gioco”

Finora avevo raccontato soltanto che stavo lavorando a un romanzo.

Ora è finito. E tra poco sarà pubblicato.

Si intitola Fuori dal gioco.

Prima di raccontare di cosa parla, però, vorrei spiegare perché, dopo più di vent’anni passati a scrivere tutt’altro, ho deciso di provare a scriverne uno.

Chi mi conosce sa che scrivo da alcuni decenni. Articoli, manuali, libri di divulgazione economico-finanziaria. È una parte importante del mio lavoro e continuerà a esserlo.

Un sogno rimasto a lungo nel cassetto

Ma credo che ognuno di noi abbia qualche sogno rimasto per anni in un cassetto. A volte per sempre. Nel mio c’era la narrativa.

La manualistica non ha mai esaurito del tutto la mia voglia di scrivere. Mi piace spiegare, trovare il modo più semplice possibile per rendere comprensibile qualcosa di complesso. Ma mi ha sempre affascinato anche un altro tipo di scrittura: quella che non deve necessariamente spiegare qualcosa, che può raccontare una persona, un’amicizia, una paura, una scelta, un cambiamento.

Per molto tempo è rimasta soltanto un’idea.

A un certo punto mi sono chiesto se avesse senso cominciare proprio adesso a studiare seriamente la scrittura creativa. La risposta più semplice sarebbe stata no. Avevo già il mio lavoro, i miei libri, i miei lettori. Perché complicarsi la vita?

Eppure l’idea continuava a tornare. Così, invece di chiedermi ancora se fosse il momento giusto, ho deciso di provarci.

Ho provato ad applicare a me stesso una delle cose che ripeto spesso: partire dai propri punti di forza.

Se volevo provare a scrivere un romanzo, dovevo partire da ciò che conoscevo meglio.

Da dove è nata l’idea: calcio e bilanci

Sono un professore di Economia Aziendale. Da molti anni provo a divulgare concetti economici e finanziari senza renderli inutilmente complicati. E sono, da sempre, un tifoso della Juventus.

Negli ultimi anni queste due parti della mia vita hanno finito, quasi per caso, per incontrarsi. Ho raccontato com’è successo nel mio libro Come leggere i bilanci del calcio.

Ho cominciato ad approfondire sempre di più i bilanci delle società di calcio e, in particolare, quelli della Juventus. Ho scritto articoli, partecipato a trasmissioni e podcast, rilasciato interviste, discusso di plusvalenze, ammortamenti, stipendi, sostenibilità economica e Fair Play finanziario con un pubblico diverso da quello a cui ero abituato (ho raccolto i miei videointerventi dedicati al calcio e ai bilanci sul mio canale YouTube).

Non soltanto professionisti, manager e studenti.

Anche tifosi.

A quel punto la domanda è arrivata quasi da sola: perché non mettere insieme calcio e bilanci?

Erano due passioni. E potevano diventare il punto di partenza di una storia.

Fuori dal gioco: un romanzo di formazione tra calcio e vita

Una storia che attraversa oltre venticinque anni, dal 2000 al 2026. Un arco temporale abbastanza lungo per raccontare la crescita del protagonista e, insieme, la trasformazione del calcio che gli scorre accanto: il modo di seguirlo, di raccontarlo e perfino di viverlo.

Il rischio, però, era evidente: scrivere un manuale mascherato da romanzo. E non avrebbe avuto molto senso. Un libro divulgativo sui bilanci del calcio lo avevo già scritto.

Questa volta volevo fare qualcosa di diverso.

Volevo che i bilanci facessero parte della vita del protagonista, senza diventare il centro del libro. Che servissero a raccontare il calcio da un punto di vista insolito e a mostrare come il modo in cui guardiamo una passione possa cambiare insieme a noi.

In università trascorro buona parte delle mie giornate con ragazzi e ragazze che stanno cercando il proprio posto nel mondo.

Quando insegno, provo a non limitarmi agli OIC, alle norme o alle scritture contabili. Mi piace pensare che l’università serva anche a capire ciò che c’è fuori dalle aule: il lavoro, le scelte, gli errori, le relazioni con gli altri.

Forse è stato questo a portarmi verso il romanzo di formazione.

Un protagonista che cresce insieme al calcio

Mi interessava raccontare qualcuno che cresce.

Un ragazzo per il quale, all’inizio, il calcio occupa quasi tutto lo spazio disponibile. Una vittoria può renderlo felice, una sconfitta può rovinargli la giornata. La Juventus non è semplicemente la squadra per cui tifa: è uno dei modi attraverso cui interpreta il mondo.

Il romanzo racconta che cosa accade quando quella passione incontra tutto il resto che arriva crescendo: le amicizie, l’amore, lo studio, il lavoro, le scelte e gli errori.

Non volevo raccontare che crescendo si smette di amare il calcio. Perché non è così, almeno per me.

Mi interessava piuttosto una domanda: quanto spazio può occupare una passione nella nostra vita senza finire per occupare anche quello destinato a tutto il resto?

I bilanci sono rimasti dentro la storia.

Non poteva essere altrimenti.

Il protagonista comincia quasi per caso a leggere quelli della Juventus e scopre che dietro una squadra di calcio esiste un mondo fatto di numeri, investimenti, debiti, stipendi, plusvalenze e strategie.

Impara a usare quei numeri per capire ciò che succede fuori dal campo.

In fondo, il libro sui bilanci del calcio lo avevo già scritto.

Questa volta volevo raccontare ciò che nei bilanci non si vede.

Imparare un nuovo mestiere

Scrivere tutto questo è stato molto più difficile di quanto immaginassi.

Ho studiato scrittura creativa, mi sono fatto affiancare da un’editor (grazie Lara) e, arrivato a una versione che ritenevo matura, ho sottoposto il manoscritto alla valutazione professionale di due agenzie letterarie.

Leggere giudizi professionali sul testo, accettare critiche e rimettere mano ancora una volta a ciò che pensavo fosse finito è stato parte del percorso.

Ho scritto e riscritto scene, ne ho cancellate altre, ho cambiato idea molte volte.

E ho capito perché si dice che “scrivere è riscrivere”.

Spiegare bene un concetto e raccontare bene una storia sono due mestieri diversi.

In altre parole, dopo più di vent’anni passati a scrivere, ho dovuto imparare un nuovo lavoro.

Ci sono voluti quasi tre anni.

Ora il romanzo è finito.

Si intitola Fuori dal gioco.

Lo pubblicherò il 20 ottobre.

Nei prossimi giorni comincerò a raccontarvelo.

Fabrizio Bava

Professore ordinario in Economia Aziendale presso l’Università di Torino e Dottore Commercialista.

2 commenti su “Perché ho scritto il romanzo “Fuori dal gioco””

    • Grazie! Su questa pagina pubblicherò qualche articolo nelle prossime settimane, per fare capire chi è il protagonista, perché un romanzo di formazione. Naturalmente l’obiettivo è incuriosire.

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