Intelligenza artificiale e scrittura: cosa cambia tra narrativa e manualistica

Intelligenza artificiale e scrittura. Negli ultimi anni mi sono appassionato alla scrittura creativa (tra poco potrete vedere che cosa ho “combinato”).
Per deformazione professionale, però, non mi sono fermato alla scrittura. Ho iniziato a studiare il funzionamento dell’industria editoriale e ho scoperto una cosa curiosa.
Molti editori, quando ricevono un manoscritto, fanno una domanda:

➡️ “Avete utilizzato l’intelligenza artificiale?”

È una domanda interessante. Ma è anche profondamente sbagliata.

Perché la domanda sull’IA è mal posta

Chi la riceve sa che esiste una sola risposta possibile:
“No.”
E le alternative sono due:

  • l’autore mente
  • oppure è qualcuno che non utilizza gli strumenti tecnologici oggi disponibili

È un po’ come chiedere a un commercialista se ha usato un software per la dichiarazione, o a un architetto se ha progettato con il CAD. La risposta è ovvia.

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare:

➡️ “Non è la stessa cosa. Qui è in gioco la creatività.”
Ed è qui che nasce l’equivoco.

Se un editore non fosse in grado di distinguere tra un testo scritto da un autore e uno generato dall’IA, forse il problema non sarebbe l’IA ma la sua capacità di valutarlo.
Un editor esperto capisce in pochi minuti quando un testo non ha voce, struttura, ritmo, visione.

IA e ghostwriter: una contraddizione evidente

C’è poi un altro aspetto interessante.
Quando leggiamo grandi autobiografie, nessuno si scandalizza chiedendosi:

  • Andre Agassi ha davvero scritto “Open”?
  • Il principe Harry ha davvero scritto “Spare”?

Dietro quei libri c’è la penna di J. R. Moehringer, uno dei grandi narratori contemporanei.
Eppure nessuno si scandalizza.

Perché?

Perché senza Agassi non sarebbe mai esistito Open. È la sua vita.
Ma senza Moehringer quel libro non sarebbe diventato il racconto che conosciamo.
La grande scrittura nasce spesso dall’incontro tra una storia e una grande penna.
Se non ci scandalizziamo per i ghostwriter, perché dovremmo farlo per l’IA?

Intelligenza artificiale e scrittura: cosa cambia tra narrativa e manualistica

L’IA, da sola, non produce grandi libri.
In mano a chi non sa scrivere o non ha idee rimane sostanzialmente inutile.
In mano a uno scrittore, invece, diventa altro.

Può essere:

  • uno strumento di brainstorming
  • un modo per individuare incoerenze nella trama
  • un supporto per rafforzare il testo
  • un interlocutore sempre disponibile

In altre parole: un potenziatore delle capacità intellettuali.

Il libro rimane dell’autore.
L’editor rimane indispensabile.
Ma riceve un manoscritto migliore.

Almeno per ora, l’IA non è in grado di scrivere come un vero scrittore.
Può aiutare uno scrittore.
Non può essere uno scrittore.
La vera domanda forse è un’altra:

➡️ uno scrittore dovrebbe essere giudicato dagli strumenti che usa o dal libro che ha scritto?

IA e manualistica: qui il discorso cambia

Se ci spostiamo dalla narrativa alla manualistica, il quadro è diverso.
Molti sanno che da anni scrivo manuali tecnici. Negli ultimi tempi ho cercato di renderli più divulgativi, ma sempre rigorosi.
Osservando il settore accademico, emerge un fenomeno chiaro.

Per molto tempo i manuali sono stati scritti soprattutto da professori universitari, con due funzioni principali:

  • contribuire alla carriera accademica
  • supportare l’insegnamento

Non a caso, molti manuali venivano scritti nelle prime fasi della carriera.
Poi qualcosa è cambiato.

Perché oggi si scrivono meno manuali

Negli ultimi anni anche nelle discipline aziendalistiche si è affermato un modello basato sulla ricerca internazionale e sulla pubblicazione su riviste peer reviewed.
Per i giovani accademici, dedicare tempo alla manualistica è diventato sempre meno conveniente.

Il risultato è evidente:

  • meno manuali
  • spesso manuali di qualità inferiore

A questo si aggiunge un altro fattore: molti professionisti oggi preferiscono banche dati e piattaforme digitali rispetto ai libri.
Le vendite dei manuali tecnici, in molti casi, sono molto basse.
In queste condizioni, è facile capire perché sempre meno persone siano incentivate a scriverli.

Perché continuo a scrivere manuali

Io continuo a farlo per tre ragioni molto semplici:

  • perché mi piace
  • perché è complementare ad altre attività (formazione e consulenza)
  • perché scrivere è uno dei modi migliori per imparare davvero

Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale.

L’effetto inatteso dell’IA sulla manualistica

Paradossalmente, l’IA potrebbe avere un effetto opposto a quello che molti temono.
Potrebbe favorire un ritorno alla manualistica.
Non perché sarà l’IA a scrivere i libri.
Ma perché riduce drasticamente il tempo necessario per scriverli bene.

Intelligenza artificiale e scrittura. Oggi l’IA può aiutare molto nella costruzione di un manuale:

  • generare rapidamente esempi numerici complessi
  • costruire grafici chiari ed efficaci
  • verificare la coerenza logica delle spiegazioni
  • migliorare la struttura del testo
  • curare la formattazione e la presentazione grafica

Tutti aspetti che richiedono tempo. Molto tempo.

Intelligenza artificiale e scrittura: Cosa l’IA non può sostituire

Il punto però rimane lo stesso della narrativa.
L’IA può aiutare moltissimo nella scrittura.
Ma non può sostituire ciò che rende davvero utile un manuale:

  • l’esperienza
  • la capacità di selezionare i concetti davvero importanti
  • una visione chiara del tema

In altre parole: il pensiero dell’autore.

Intelligenza artificiale e scrittura: Conclusione

L’intelligenza artificiale non è il problema. È uno strumento.
Può essere irrilevante, se usata male.
Può essere potentissima, se usata bene.
Ma non cambia una cosa fondamentale:

le idee – per fortuna – devono ancora venire dagli esseri umani.

Qui un altro mio articolo sull’IA: L’intelligenza artificiale non sbaglia: siamo noi che la usiamo male.

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