Cosa dicono i numeri al 19 agosto
Il mercato è ancora aperto e il giudizio potrà essere dato soltanto alla sua conclusione. Ma la fotografia contabile di oggi mostra un aumento del costo della rosa nell’ordine di 25 milioni, mentre la mancata Champions dovrebbe ridurre i ricavi di circa 30 milioni. Le cessioni delle prossime settimane saranno decisive non soltanto per finanziare il mercato, ma soprattutto per ridurre i costi strutturali.
Una premessa è indispensabile: il mercato della Juventus non può essere giudicato il 19 agosto. Mancano ancora diversi giorni alla chiusura e la rosa attuale non sarà quasi certamente quella definitiva. Le considerazioni che seguono non rappresentano quindi né un giudizio sulla qualità sportiva delle operazioni concluse, né tantomeno una valutazione definitiva dell’impatto del mercato sul bilancio al 30 giugno 2027.
Sono semplicemente una fotografia della situazione alla data di oggi. E questa fotografia, dal punto di vista economico, evidenzia un dato: allo stato attuale l’obiettivo del ritorno al pareggio di bilancio sembra essersi allontanato.
Il costo della rosa sta aumentando
Per capire il punto di partenza è utile ricordare che, secondo la ricostruzione effettuata da Calcio e Finanza dopo la chiusura del mercato estivo 2025, il costo della rosa della Juventus per la stagione 2025/26 era stimabile in circa 235,2 milioni di euro, di cui 112,2 milioni tra ammortamenti e costi dei prestiti e 122,9 milioni di stipendi lordi. (Calcio e Finanza)
Il bilancio ufficiale al 30 giugno 2026 sarà approvato soltanto a fine settembre e quindi qualsiasi confronto con l’esercizio appena concluso deve necessariamente contenere una componente di stima. La preview elaborata da Calcio e Finanza, costruita partendo dal bilancio 2024/25, dalla semestrale al 31 dicembre 2025 e dalle successive operazioni, rappresenta oggi uno dei riferimenti più completi disponibili. (Calcio e Finanza)
Nel frattempo la Juventus ha profondamente modificato la rosa.
Tra i nove comunicati ufficiali che ho preso in considerazione, cinque riguardano nuovi ingressi. Zeki Çelik è stato tesserato fino al 2029 con oneri accessori per un milione di euro. Kerim Alajbegovic è stato acquistato dal Bayer Leverkusen per 30 milioni, oltre a 2 milioni di oneri accessori e bonus potenziali fino a 5 milioni, con contratto fino al 2031. Randal Kolo Muani è arrivato a titolo definitivo dal PSG per 38 milioni, oltre a 3,2 milioni di oneri accessori e bonus potenziali fino a 12 milioni, anche lui con contratto fino al 2031. Jhon Lucumí è stato acquistato dal Bologna per 19,5 milioni, oltre a 0,6 milioni di oneri e bonus fino a 2 milioni, con contratto fino al 2030. Infine Guglielmo Vicario è arrivato dal Tottenham in prestito gratuito fino al 30 giugno 2027, con diritto di riscatto fissato a 8 milioni più eventuali 2 milioni di bonus.
Per Kolo Muani, ad esempio, Calcio e Finanza stima per il 2026/27 un costo di circa 17,8 milioni, formato da 7,6 milioni di ammortamento e quasi 10,2 milioni di stipendio lordo. (Calcio e Finanza)
Naturalmente non basta sommare il costo dei nuovi acquisti. Il confronto deve essere effettuato tra il costo della rosa 2025/26 e quello della rosa che oggi grava sul 2026/27, tenendo quindi conto anche delle uscite, dei giocatori rientrati dai prestiti, dei rinnovi contrattuali e delle variazioni degli stipendi.
L’uscita di Vlahovic, da sola, elimina oltre 41 milioni di costo annuo e rappresenta un risparmio enorme. Ma, sulla base della ricostruzione analitica effettuata confrontando i valori residui dei cartellini, le durate contrattuali, gli stipendi disponibili dalle diverse fonti e le operazioni concluse, alla data del 19 agosto il saldo complessivo continua a indicare un incremento del costo della rosa nell’intorno di 25 milioni di euro rispetto al 2025/26.
La stima centrale porta a circa 3-4 milioni di maggiori ammortamenti e costi dei prestiti e a poco più di 22 milioni di maggiori stipendi lordi. Non si tratta ovviamente di dati ufficiali, ma dell’ordine di grandezza che emerge incrociando le informazioni oggi disponibili.
In altri termini: il grande risparmio ottenuto con l’uscita di Vlahovic, almeno per ora, è stato più che assorbito dalle altre variazioni della rosa.
Alla crescita dei costi si aggiunge il problema Champions
Il secondo elemento è noto.
La Juventus non parteciperà alla Champions League 2026/27 ma all’Europa League. Secondo le stime di Calcio e Finanza, il differenziale negativo sui ricavi dovrebbe essere nell’ordine dei 30 milioni di euro, pur considerando gli introiti derivanti dall’Europa League. La stessa ricostruzione riportava le indicazioni del management secondo cui, nonostante la mancata Champions, la Juventus avrebbe dovuto essere molto vicina al break-even nel 2026/27 e raggiungerlo sicuramente nel 2027/28. La perdita dei ricavi europei avrebbe dovuto trovare compensazione, almeno in parte, proprio attraverso una riduzione strutturale dei costi. (Calcio e Finanza)
Ed è questo, a mio avviso, il dato sul quale concentrare l’attenzione.
Se alla data odierna il costo della rosa risulta invece superiore di circa 25 milioni e contemporaneamente i ricavi attesi diminuiscono di circa 30 milioni per effetto della mancata Champions, il deterioramento potenziale rispetto all’esercizio precedente supera già i 50 milioni di euro.
Naturalmente questo non significa che il risultato finale del 2026/27 peggiorerà di 50 milioni. Significa soltanto che, prima di considerare le operazioni ancora da realizzare, le plusvalenze, gli altri ricavi e tutte le restanti variazioni del conto economico, il punto di partenza appare oggi più difficile.
Questo significa che la Juventus rischia di violare il Settlement Agreement UEFA?
Non necessariamente.
È importante non confondere il risultato del bilancio civilistico con i parametri UEFA.
La Juventus ha sottoscritto con il Club Financial Control Body un Settlement Agreement triennale dopo che la UEFA ha accertato il mancato rispetto della Football Earnings Rule con riferimento agli esercizi chiusi nel 2023, 2024 e 2025. L’accordo prevede il raggiungimento della piena conformità entro la stagione 2028/29, considerando gli esercizi chiusi nel 2026, 2027 e 2028, oltre al rispetto di target intermedi annuali. (UEFA.com)
Quando si parla del limite dei 60 milioni di euro, occorre inoltre ricordare che non si tratta semplicemente della somma delle perdite risultanti dai tre bilanci. La deviazione ordinariamente ammessa dalla Football Earnings Rule è pari a 5 milioni e può essere innalzata fino a 60 milioni se l’incremento è coperto da apporti rilevanti degli azionisti o da patrimonio netto rilevante secondo le regole UEFA. (Documenti UEFA)
Soprattutto, il calcolo del football earnings è diverso dal risultato netto di bilancio.
Sono esclusi, tra l’altro, gli ammortamenti e le svalutazioni delle immobilizzazioni materiali e degli immobili di investimento, i relativi risultati da cessione, le imposte sul reddito, determinate componenti relative ad attività non calcistiche e le sanzioni finanziarie imposte dal CFCB. Sono inoltre previste deduzioni per costi considerati virtuosi e destinati al beneficio di lungo periodo del calcio, tra cui quelli direttamente riferibili al settore giovanile, al calcio femminile, alle attività per la comunità e, in determinate condizioni, agli investimenti infrastrutturali. (Documenti UEFA)
La perdita civilistica non coincide quindi con la perdita rilevante per la UEFA.
Anche sulla Lista UEFA, al momento, lo spazio sembra esserci
Un secondo vincolo previsto dal Settlement Agreement riguarda la registrazione dei nuovi giocatori nella Lista A delle competizioni europee.
Secondo la ricostruzione di Calcio e Finanza nell’articolo “Sanzioni, limiti sulla rosa e possibile uscita anticipata: dentro il settlement agreement Juve-UEFA”, la Juventus deve presentare una Lista A il cui costo complessivo, considerando stipendi e ammortamenti, risulti inferiore rispetto a quello della lista presentata nel febbraio scorso. La sola uscita di Vlahovic, con più di 41 milioni di costo annuo, ha creato un margine molto significativo. (Calcio e Finanza)
Calcio e Finanza è tornata sul tema con l’aggiornamento del 17 agosto dedicato ai limiti della lista UEFA e agli effetti del mercato.
Il problema che sto evidenziando in questo articolo è quindi diverso: non è sostenere che la Juventus non possa rispettare i vincoli UEFA, ma osservare come si sta modificando strutturalmente il conto economico.
Le plusvalenze possono cambiare radicalmente il risultato
C’è poi naturalmente il mercato in uscita.
Ai fini UEFA le plusvalenze derivanti dalla cessione dei calciatori costituiscono ricavi rilevanti, mentre ammortamenti, stipendi e minusvalenze sui cartellini costituiscono costi rilevanti. Il player trading può quindi modificare in misura molto importante sia il risultato civilistico sia quello considerato dalla Football Earnings Rule.
E qualcosa è già avvenuto.
La cessione di Muharemovic dal Sassuolo al Leeds ha fatto maturare alla Juventus una sell-on fee che produce un impatto economico positivo di circa 17,4 milioni nell’esercizio 2026/27. A questa si aggiungono i proventi dei prestiti di Openda al Lione per 3,5 milioni, João Mario alla Fiorentina per 1,8 milioni e Adzic al Sassuolo per 0,5 milioni.
Parliamo quindi già di circa 23 milioni di effetti economici positivi derivanti da queste operazioni.
Ma anche qui il dato va confrontato con l’esercizio precedente. Per il 2025/26 Calcio e Finanza stima circa 56 milioni di proventi complessivi dalla gestione dei calciatori, con oltre 44 milioni di plusvalenze. (Calcio e Finanza)
Questo significa che realizzare plusvalenze nel 2026/27 non rappresenterebbe automaticamente un miglioramento rispetto al 2025/26: occorrerà osservare quanto player trading verrà prodotto in più o in meno rispetto all’esercizio precedente.
Il vero nodo sono ora gli esuberi
Ed è per questo che le prossime due settimane saranno probabilmente più importanti delle precedenti dal punto di vista del bilancio.
La Juventus oggi ha ancora una rosa sovrabbondante e alcuni casi da risolvere. Tra i giocatori che possono essere considerati più chiaramente in uscita o comunque non centrali nel nuovo progetto ci sono Arthur, Douglas Luiz, Nico Gonzalez e Milik. Dopo l’arrivo di Vicario, anche Di Gregorio appare inevitabilmente tra i principali candidati a lasciare Torino. Esiste poi una seconda fascia di giocatori che non definirei “esuberi” in senso stretto, ma per i quali una cessione potrebbe essere valutata in presenza dell’offerta ritenuta adeguata.
Proprio il 19 agosto Calcio e Finanza ha dedicato un’analisi al costo degli esuberi della Juventus, quantificato complessivamente nell’ordine degli 80 milioni di euro.
Il tema è particolarmente importante perché una cessione definitiva può produrre due effetti contemporaneamente.
Il primo è immediato: se il prezzo di vendita è superiore al valore netto contabile del calciatore, si genera una plusvalenza che migliora il risultato dell’esercizio. Il secondo è strutturale: dalla data della cessione cessano sia l’ammortamento del cartellino sia, naturalmente, il costo dello stipendio.
Un prestito può consentire di risparmiare lo stipendio e magari generare un provento temporaneo, ma normalmente non elimina l’ammortamento del cartellino dal conto economico della Juventus.
Per questo, dal punto di vista del riequilibrio strutturale, la cessione definitiva è normalmente più efficace del prestito.
Non significa però che una vendita debba essere effettuata a qualunque prezzo. Se il corrispettivo è inferiore al valore netto contabile, la Juventus deve iscrivere immediatamente una minusvalenza. E la minusvalenza, a differenza di molti altri costi esclusi dal calcolo UEFA, è rilevante anche ai fini della Football Earnings Rule. La decisione deve quindi bilanciare il costo immediato della minusvalenza con il beneficio derivante dall’eliminazione degli ammortamenti e degli stipendi futuri. (Documenti UEFA)
Il punto è strutturale, non soltanto UEFA
La questione, a mio avviso, va comunque oltre il Settlement Agreement.
La Juventus da diversi anni dichiara di voler raggiungere il riequilibrio economico. Il nuovo amministratore delegato Giovanni Carnevali lo ha detto in maniera molto chiara a luglio: il costo dei calciatori continua a crescere mentre i ricavi dei club italiani non tengono il passo e “bisogna ridurre i costi e avere un equilibrio economico”. (Calcio e Finanza)
È difficile pensare che il finanziamento sistematico delle perdite attraverso aumenti di capitale possa costituire un modello sostenibile nel lungo periodo.
Naturalmente esistono due strade per migliorare il risultato: aumentare i ricavi oppure ridurre i costi. Ma la Juventus, come gran parte dei club italiani, incontra da anni notevoli difficoltà nell’incrementare in maniera significativa e strutturale i ricavi. La mancata qualificazione alla Champions rende quest’anno il problema ancora più evidente.
Per questo la riduzione dei costi ricorrenti della rosa assume un’importanza decisiva.
Ed è proprio qui che la fotografia del 19 agosto lascia qualche interrogativo: al momento quella riduzione non si vede ancora.
Ma, appunto, siamo al 19 agosto.
Il mercato non è finito. Diversi giocatori dovranno inevitabilmente uscire, sia per ragioni tecniche sia per ragioni numeriche ed economiche. Le cessioni potrebbero generare nuove plusvalenze e contemporaneamente ridurre in modo consistente stipendi e ammortamenti.
Il giudizio corretto sull’impatto economico del mercato estivo della Juventus potrà quindi essere espresso soltanto quando la sessione sarà terminata.
Oggi si può soltanto fissare un punto di partenza: la Juventus ha rafforzato la squadra, ma il costo della rosa risulta al momento più elevato rispetto al precedente esercizio proprio mentre vengono meno circa 30 milioni di ricavi Champions. Se l’obiettivo resta avvicinarsi al pareggio già al 30 giugno 2027, la seconda parte del mercato – quella delle uscite – sarà decisiva almeno quanto la prima.
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Nota metodologica: l’articolo è stato redatto con l’ausilio di ChatGPT, utilizzato per incrociare, verificare e organizzare i dati ricavati dai bilanci Juventus, dalla relazione semestrale, dai comunicati ufficiali della società e da diverse fonti giornalistiche e specialistiche. Le valutazioni e le conclusioni espresse restano dell’autore.

Fabrizio Bava
Professore ordinario in Economia Aziendale presso l’Università di Torino e Dottore Commercialista.





Al solito ragionamento preciso. Solo non mi tornano i conti. Non ho i numeri precisi ma dire che noi rispetto al costo rosa dello scorso anno dobbiamo togliere: Vla, Kostic e gli ingaggi di Adzic, Joao MArio e metà di Openda. Mi viene da dire che risparmiamo circa 55M. Restano gli ammortamenti degli ultimi 3. Occorre invece aggiungere 17,8 di KM. E poi numeri “circa”: 12 Alajbegovic, 8 Celik, 10 Lucumi, 7 Vicario, 8 Ekhator. Siamo a poco meno di 65, con un delta di 10 forse meno. Saluti!
Alcuni dati sono certamente imprecisi, anche perchè gli ingaggi non sono pubblici. Come dico tutti gli anni (e ogni anno ci sono vari tifosi che mi dicono che mi sbaglio), spero di sbagliarmi perché significherebbe che i numeri del bilancio Juve sarebbero migliori rispetto alle aspettative. Aimè quando poi arrivano i bilanci i numeri, nel loro ordine di grandezza, purtroppo vengono puntualmente confermati. Quest’anno, proprio perché non ritengo che ne valga la pena impazzire a fare stime intrinsecamente imprecise per mancanza di fonti attendibili, nell’articolo che ha letto ho utilizzato tutte fonti non mie, quindi non sono i miei calcoli, mi sono limitato a mettere insieme dati forniti da altre fonti. Come ho scritto, il tempo per ridurre i costi c’è, siamo a mercato aperto. La saluto.