Quanto mi devo (posso) indebitare?

Come analizzare un bilancio per individuare il giusto livello di indebitamento di un’impresa è oggi un tema più attuale che mai.
Molte imprese nel 2020 si sono dovute indebitare a causa della contrazione di fatturato provocata dalla pandemia e, come noto, gli interventi del Governo hanno reso più accessibili i finanziamenti alle imprese. Purtroppo, però, in molti casi, non si sono indebitate per poter investire e crescere, ma soltanto per salvaguardare la continuazione dell’attività!

Partiamo dall’inizio. Di quanto ci si deve/può indebitare?
Qualcuno starà pensando che l’ideale sarebbe non avere debiti. Per le imprese, nella maggioranza dei casi non è così. Il tema è complesso perché chiama in causa diversi concetti e senza alcuna pretesa di esaustività proverò a fare alcuni ragionamenti, prescindendo da formule finanziarie complesse che possono essere trovate in un buon manuale. Il giusto livello di indebitamento chiama in causa tutti e tre gli equilibri d’impresa economico, finanziario e patrimoniale. Oltre ad essere un tema complesso, non si può nemmeno generalizzare, il livello di indebitamento dipende dal tipo di impresa e dal settore.

Le imprese che si devono indebitare o che dovrebbero farlo, sono certamente quelle cosiddette “capital intensive”, le imprese che per poter operare devono effettuare molti investimenti in beni strumentali. Ad esempio, le imprese manifatturiere devono fare investimenti significativi per dotarsi di una capacità produttiva, pertanto l’esborso finanziario precederà le vendite ed i connessi incassi. Al contrario, può non essere né necessario né opportuno indebitarsi per un’attività di tipo intellettuale che non richiede investimenti iniziali in immobilizzazioni materiali particolarmente significativi.
Facciamo quindi riferimento ad un’impresa “capital intensive”.
Una premessa.

Cosa si intende per debiti Nell’analizzare un bilanCio?

Abbiamo già parlato delle “attività” dello Stato patrimoniale e del passivo in cui sono indicate le fonti di finanziamento. Una prima distinzione fondamentale è tra “capitale di rischio” e “debiti finanziari”. I debiti commerciali, quelli verso i fornitori, non rappresentano un problema, anzi, in quanto nascono a seguito della dilazione ottenuta dall’impresa. Quando si ragiona sul livello di indebitamento di un’impresa si deve fare riferimento in particolare ai debiti di natura finanziaria (debiti verso banche, soci, obbligazionisti) e non ai debiti commerciali.

Soltanto in caso di mancato pagamento alla scadenza del termine diventano un problema e, tra l’altro, i debiti scaduti, qualunque fosse la loro natura in origine, diventano debiti finanziari. Perché se fossero stati pagati vi sarebbe stato una corrispondente riduzione delle disponibilità liquide (o un incremento dei debiti finanziari).

Fino a quando conviene incrementare l’indebitamento?

Un primo ragionamento che consente di affermare che le imprese dovrebbero indebitarsi riguarda l’aspetto economico della gestione. Il “mestiere” dell’imprenditore è quello di investire risorse e riuscire ad ottenere un rendimento. E il costo dei capitali ottenuti in prestito è decisamente inferiore al rendimento che può ottenere un imprenditore capace dal business. Pertanto, sul piano teorico (nella pratica il tema è più complesso perché bisogna tenere in considerazione una serie di altre questioni come vedremo), la risposta al quesito iniziale è piuttosto agevole e ci sono diverse risposte possibili.

Ad esempio, si può affermare che un’impresa dovrebbe incrementare il proprio livello di indebitamento fino a quando il rendimento dei capitali investiti nell’attività è superiore al costo dell’indebitamento. Se nell’analizzare il bilancio si ottiene un ROI (che misura la redditività del capitale investito operativo ed è determinato dal rapporto tra l’EBIT ed il totale delle attività investite nel business) superiore al ROD (l’onerosità dei finanziamenti, determinata dal rapporto tra gli interessi passivi e l’indebitamento finanziario), significa che l’impresa investe del denaro ad un costo inferiore al rendimento che ottiene (ad esempio del 2%, ottenendo un rendimento dell’8%).

Più mi indebito Più guadagno: L’effetto leva

Si tratta del noto “effetto leva“, per cui si può dimostrare che fino a quando l’impresa investe il denaro ottenuto in prestito ottenendo un rendimento superiore al costo è conveniente incrementare l’indebitamento.
Perchè si chiama “effetto leva”?
Perchè come con un leva riesco a sollevare un peso molto superiore, così attraverso l’indebitamento finanziario posso riuscire ad aumentare la redditività dell’impresa.

C’è un però.
Stiamo ragionando soltanto sul versante economico senza tenere in considerazione una serie di questioni importanti. Per prima cosa l’effetto leva richiede un’assunzione iniziale che non è realistica, ovvero che la redditività del business dell’impresa non scenda mai. Sappiamo tutti che non è così. Cosa accadrebbe ad un’impresa molto indebitata se dovesse subire un crollo del fatturato? Ad esempio, a causa di un nuovo competitor che entrato nel medesimo mercato. Che potrebbe travarsi all’improvviso non più in grado di restituire i finanziamenti ottenuti rischiando il default.

Un’impresa molto indebitata con una elevata redditività superiore al costo dell’indebitamento è un pò come un’auto potente che procede alla massima velocità con un importante peso sul tetto. Se un giorno fosse costretta a rallentare, quel peso sul tesso potrebbe diventare un peso insostenibile.

Perchè la redditività può scendere, mentre lo stock del debito rimane fino a quando non viene restituito. Questo significa anche che le imprese con una redditività operativa modesta (es. in alcuni casi le imprese commerciali) potrebbero non potersi nemmeno permettere di indebitarsi.

Detto in altre parole,  attraverso l’effetto leva si migliora la redditività se il business va bene, ma più si è fatto ricorso all’effetto leva, più si amplificherà la crisi in caso di crollo della redditività.

Più mi IndebiTo più rischio

Più un’impresa incrementa il livello di indebitamento, più si incrementa il rischio d’impresa, in particolare il “rischio finanziario”, ovvero il rischio di fallire per l’impossibilità di fronteggiare gli impegni finanziari.

Prima di indebitarsi è pertanto necessario fare una stima prospettica, domandarsi se l’impresa otterrà margini sufficienti in futuro per fronteggiare gli impegni finanziari assunti. In più bisogna considerare che il livello massimo potrebbe non essere raggiungibile per le ragioni che approfondirò tra breve. Ma allora è meglio non indebitarsi. No, non è vero.
Per prima cosa, per molte imprese indebitarsi è una via obbligata, in quanto i soci non dispongono di risorse finanziarie sufficienti. La decisione di un’imprenditore di non indebitarsi, inoltre, rischierebbe inevitabilmente di diventare un ostacolo alla crescita dell’impresa.

Secondo, se anche fossero disponibili i capitali necessari, si deve considerare che dal “capitale di rischio” ci si aspetta un rendimento molto più elevato rispetto a quello che richiede un finanziatore (in quanto è più elevato il rischio di perderlo). Si tratterebbe pertanto di una scelta irrazionale, naturalmente quando l’impresa è in condizioni di ottenere finanziamenti (e di restituirli).

analizzare un bilancio: leverage e indipendenza finanziaria

Oltre all’incremento del rischio d’impresa, un altro aspetto che deve essere considerato e che spesso limita la possibilità di incrementare l’indebitamento di un’impresa è l’aspetto patrimoniale. Gli istituti di credito (i finanziatori in generale) nell’analizzare un bilancio per finanziare un’impresa esigono che sia sufficientemente solida. La solidità riguarda il rapporto tra capitale di rischio e debiti finanziari (anche se può essere determinato in innumerevoli modi). Se un’impresa non ha un livello di solidità (cioè patrimonio netto) accettabile, non riuscirà ad ottenere finanziamenti.

Una situazione corretta che dovrebbe emergere nell’analizzare un bilancio è un rapporto 1 a 3, per ogni euro di capitale di rischio, si dovrebbero chiedere al massimo 3 euro di debiti finanziari (e si tratta già di un elevato indebitamento). Questo rappresenta un primo vincolo all’indebitamento di cui tenere conto nel valutare la dimensione degli investimenti e le connesse fonti di finanziamento a cui ricorrere.

Sarò in grado di restituire i finanziamenti?

Assume un ruolo centrale nel definire il livello massimo di indebitamento di un’impresa la capacità di produrre cassa. L’impresa deve essere in grado di restituire i capitali ottenuti a prestito nel periodo contrattualmente previsto. Prima di chiedere un finanziamento è pertanto necessario stimare la capacità futura dell’impresa di creare extra cassa rispetto a quella necessaria a “far girare la macchina” e verificare la coerenza con gli impegni finanziari derivanti dai finanziamenti. Naturalmente nella stima si deve tenere conto dell’incremento di liquidità che consente di ottenere l’investimento che si finanzierà con il prestito.

Per tale ragione è molto pericoloso ottenere finanziamenti a medio lungo e utilizzarli per la gestione del circolante (es. pagamento fornitori ed IVA). Tale scelta incrementerebbe l’ammontare dell’impegno finanziario futuro dell’impresa senza però incrementare la capacità dell’impresa di produrre cassa. Una modalità semplificata per stimare la capacità dell’impresa di restituire i finanziamenti nell’analizzare un bilancio è rapportare la PFN (posizione finanziaria netta, nelle piccole e medie imprese possiamo sostituire in genere la PFN con l’indebitamento finanziario) e l’EBITDA prospettici.

Il numeratore indica l’impegno finanziario e il denominatore la stima della capacità potenziale dell’impresa di creare cassa. In genere gli istituti di credito ritengono che tale rapporto non dovrebbe essere superiore a 3-4, ma è soltanto un’indicazione di massima. Un altro indicatore importante, di determinazione più complessa, è il DSCR ma sarà oggetto di un prossimo articolo.

La coerenza tra capacità di creare extra cassa e impegni finanziari connessi ai finanziamenti costituisce pertanto una terza limitazione all’incremento dell’indebitamento dell’impresa.

analizzare un bilancio: la COERENZA tra investimenti E finanziamenti

Nell’indebitarsi si deve anche tenere in considerazione l’esigenza di coerenza tra investimenti e finanziamenti in relazione alla durata. Se l’impresa investe a medio-lungo (es. macchinari) anche il finanziamento deve essere a medio lungo. Finanziare un investimento a breve (es. fido di conto corrente) comporta il rischio di non essere in grado di restituire il finanziamento in caso di richiesta di rientro. Come sottolineato prima, inoltre, nell’analizzare un bilancio si deve verificare la capacità prospettica dell’impresa di produrre extra cassa sufficiente a sopportare le rate previste per la restituzione del finanziamento.

E se un’impresa è troppo indebitata?

Se nell’analizzare un bilancio si individua un livello di indebitamento eccessivo, significa che l’impresa è debole. In caso di calo del fatturato o di redditività potrebbe non essere in grado di fronteggiare gli impegni finanziari assunti e fallire.

Sul piano patrimoniale, una eccessiva dimensione dei debiti finanziari rispetto al PN origina il rischio che una perdita di gestione possa ridurre il capitale sociale al di sotto del limite di legge. Tale situazione origina una causa di scioglimento (ma non nel bilancio 2020, grazie ad una delle norme “anti” Covid-19). In caso di indebitamento eccessivo è necessario verificare la disponibilità dei soci ad iniettare nuove risorse nell’impresa a titolo di capitale di rischio. Oppure, ad esempio, a rinunciare a finanziamenti soci concessi negli anni precedenti, trasformando così il debito della società in patrimonio netto. Così come sarebbe utile verificare la possibilità di fare entrare nuovi soci nella compagine sociale.

Ma Perchè mi devo indebitare?

Se un imprenditore avesse risorse finanziarie sufficienti per finanziare tutti gli investimenti dell’impresa, potrebbe decidere di non chiedere finanziamenti.
Ma non sarebbe una scelta corretta dal punto di vista finanziario, per quale ragione?
Perchè con il capitale di rischio (il denaro che rischia un imprenditore) si può ottenere un rendimento superiore al costo dell’indebitamento (gli interessi dovuti al finanziatore).

Ciò significa che a quell’imprenditore converrebbe immettere un livello di capitale di rischio sufficiente ad ottenere la fiducia dei finanziatori ed investire in altre attività le proprie risorse in eccesso. C’è poi una ragione strettamente pratica. Nella realtà italiana, inoltre, caratterizzata da una larga maggioranza di piccole e medie imprese a gestione familiare, inoltre, i soci spesso non dispongono delle risorse finanziarie sufficienti per finanziare tutti gli investimenti dell’impresa. Il family business costituisce un importante limite alla crescita dimensionale delle imprese.

Quando un’impresa raggiunge il livello di indebitamento massimo alla luce dei diversi vincoli di cui abbiamo parlato, non riuscirà più ad ottenere nuove risorse finanziarie per finanziare investimenti. In tali casi la famiglia proprietaria deve accettare di cedere una quota di proprietà, facendo entrare nuovi soci nella compagine sociale. Ad esempio, un fondo di investimento, così da incrementare il patrimonio netto e, conseguentemente, tornare in condizioni di riuscire ad ottenere nuovi finanziamenti e continuare a crescere.

PS: la foto è Il Cono de Arita, uno stratovulcano di 400 m che sorge nel deserto di sale Salar de Arizaro (Argentina). La peculiare forma del Cono de Arita ne fa il cono più perfetto del pianeta.

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