Leggere un bilancio: la rappresentazione veritiera, il codice civile ed i principi contabili

Per leggere un bilancio in modo consapevole è importante capire quali sono le regole che ne guidano la redazione. Abbiamo già visto che il bilancio è obbligatorio per legge (art. 2423 c.c.). Il legislatore non si è però limitato a stabilirne l’obbligo, ma ne ha anche disciplinato i principi generali, la struttura, le regole (i “criteri di valutazione”) che consentono di determinare i numeri, il contenuto informativo. Di seguito sono presentate le principali fonti di riferimento del bilancio d’esercizio, seppur in estrema sintesi e in modo molto semplificato, per consentire ad un lettore non esperto, di inquadrare il sistema delle regole alla base della redazione del bilancio.

Perchè stabilire regole uguali per tutti?

Fissare regole comuni per la redazione del bilancio consente di standardizzare i comportamenti garantendo in questo modo la comparabilità dei bilanci fra le imprese. Quando si valuta la performance di un’impresa, infatti, è essenziale confrontare sempre l’andamento con imprese competitor che operano nel medesimo business. Inoltre, le regole standard consentono a lettori professionali dei bilanci di comprendere velocemente il bilancio dell’impresa (si pensi, ad esempio, a chi analizza i bilanci nell’ambito degli istituti di credito). Questo non significa però che i bilanci siano tutti uguali, anzi, ce ne sono diverse tipologie, ma questo tema sarà il tema della prossima puntata.

Leggere un bilancio: le norme del Codice Civile

La disciplina del bilancio d’esercizio è contenuta nel libro V, sezione IX “Del bilancio” del Codice Civile, articoli dal 2423 al 2435-ter.

I documenti

L’art. 2423 individua i seguenti prospetti di bilancio:

  • lo stato patrimoniale
  • il conto economico
  • il rendiconto finanziario
  • la nota integrativa

Secondo la legge il bilancio è costituito da quattro documenti, i primi tre sono prettamente quantitativi, mentre l’ultimo, la Nota integrativa, ha un contenuto più descrittivo e non soltanto numeri. Nel prossimo articolo vedremo che questa è la regola generale ma vi sono differenze a seconda del tipo di bilancio che si redige. Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio (art. 2423 c.c.).

Per quale ragione le norme di legge non richiedono al bilancio di rappresentare una situazione vera ma “soltanto” veritiera?
Rispondere a questo quesito, come vedremo tra poco, consente di introdurre un concetto la cui conoscenza è essenziale quando ci si appresta a leggere un bilancio. Potremmo dire che il bilancio è una invenzione dell’uomo, non esiste in natura, sebbene sia necessario e sia redatto per diverse finalità. La rappresentazione dei risultati ottenuti dall’impresa ogni anno nasce da una esigenza pratica che “forza” la realtà, perché le imprese operano con continuità, non sospendono l’attività ogni anno per fare il bilancio.

Il bilancio consente di verificare la performance dell’impresa nell’arco temporale di un anno, il cosiddetto “esercizio” (da cui “bilancio d’esercizio), che è il periodo di riferimento del bilancio, e nella maggioranza dei casi coincide con l’anno solare. Ci sono però eccezioni, come nel caso, ad esempio, delle attività il cui business è legato ad un differente periodo rispetto all’anno solare. E’ il caso, ad esempio, delle squadre di calcio che scelgono un esercizio da giugno a giugno, considerato che le competizioni finiscono nell’estate.

Leggere un bilancio: la redazione annuale

Quando un imprenditore o i suoi manager assumono decisioni in azienda, lo fanno perché le ritengono necessarie nell’interesse dell’impresa. Non tengono conto, nell’assumere tali decisioni, in linea di principio, del fatto che si debba redigere il bilancio annuale. Ma tornando al punto iniziale, in che senso l’esigenza di redigere il bilancio forza la realtà? Le imprese operano continuativamente e non si fermano una volta all’anno per fare i bilanci. D’altra parte, se non si facessero i bilanci, per poter conoscere l’andamento delle imprese bisognerebbe chiuderle.

Bisognerebbe cioè cessare l’attività, vendere tutto (realizzare le attività), pagare tutto e il denaro residuo rispetto a quanto investito all’inizio rappresenterebbe la ricchezza creata. Naturalmente ridotta di quanto è stato eventualmente prelevato nel corso della vita dell’impresa. Una simile soluzione però, come è intuitivo, non sarebbe molto pratica. Allora l’obiettivo del redattore del bilancio deve essere quello di determinare un utile o perdita dell’esercizio ed il corrispondente patrimonio netto che rappresentino correttamente l’andamento dell’esercizio. Ora cercherò di chiarire tale affermazione (imprecisa, ma mi serve per chiarire il concetto principale).

Leggere un bilancio: I costi pluriennali e il principio di competenza economica

Un esempio può essere utile.
Se l’impresa acquista una nuova auto, nel redigere il bilancio è necessario decidere la parte del costo dell’auto da considerare (il cosiddetto “ammortamento”), poichè è evidente che l’impresa la potrà utilizzare per diversi anni. Se si considerasse l’intero costo dell’auto nell’esercizio in cui è stata acquistata, il bilancio sarebbe penalizzato, subirebbe cioè una distorsione, così come sarebbe errato non considerare affatto tale costo, in quanto l’auto non può essere utilizzata in eterno. Oppure, pensiamo a due imprese identiche tra loro che producono biscotti e che a dicembre hanno entrambe terminato la farina.

La prima decide di acquistare la farina a dicembre e la seconda a gennaio. Mi sembra piuttosto evidente che in un caso simile il bilancio al 31.12 dovrebbe presentare il medesimo risultato. Non sarebbe corretto che la decisione di acquistare la farina da parte di un’impresa un mese prima dell’altra influenzasse negativamente il risultato del bilancio. Il redattore del bilancio deve fare in modo che il risultato d’esercizio ed il patrimonio netto siano determinati in modo corretto, cioè che siano rappresentativi dell’andamento dell’impresa. Per rispondere al quesito dell’esempio, dovrà essere considerato nel Conto economico del bilancio di entrambe le imprese soltanto la farina consumata nell’anno, indipendentemente dal momento dell’acquisto. In questo modo i due risultati d’esercizio non saranno influenzati da una semplice differente scelta temporale rispetto al momento in cui rifornirsi della materia prima.

La rappresentazione veritieRA del bilancio

Nel redigere il bilancio si devono applicare regole disciplinate dalla legge (i cosiddetti “criteri di valutazione”) che sono intrinsecamente soggettive. Una soggettività che non può essere eliminata, in quanto è strumentale alla corretta redazione del bilancio ed è lo stesso legislatore ad avere disciplinato regole soggettive. Per tale ragione il Codice Civile richiede la redazione di bilanci “veritieri” e non veri.

Se 2 + 2 = 4 e qualunque altro risultato sarebbe falso, nei bilanci questo ragionamento non è applicabile.
I numeri del bilancio, proprio perché devono rappresentare qualcosa che “forza la realtà”, derivano, anche se certamente soltanto in parte, dall’esito di ragionamenti. L’obiettivo della rappresentazione veritiera è l’obiettivo più importante in assoluto. Così importante che il legislatore stesso prevede che si debbano fornire ulteriori informazioni non richieste dalle norme qualora siano necessarie a raggiungere la rappresentazione veritiera e corretta. E persino l’obbligo di disapplicare norme di legge, qualora dovessero essere in contrasto con la rappresentazione veritiera e corretta.

I criteri di valutazione

Il redattore del bilancio non deve utilizzare la soggettività intrinseca di tali criteri di valutazione per perseguire obiettivi diversi dalla rappresentazione veritiera, perchè in tale caso il comportamento violerebbe la finalità più importante del bilancio. Prendiamo ad esempio i crediti verso clienti, il Codice Civile richiede che sia riportato in bilancio non il valore che si ha diritto ad incassare ma soltanto quello che si ritiene che l’impresa riuscirà ad incassare (il cosiddetto “presunto valore di realizzo). E se vi state chiedendo come mai, vi potrei rispondere che se hai prestato una somma di denaro ad un amico diversi anni fa, e stai ancora aspettando che te li restituisca, considereresti quel credito parte della tua ricchezza?

Direi di no, lo considereresti una perdita, nel bilancio dell’impresa è lo stesso.
Se un cliente avrebbe dovuto pagare l’impresa dopo 60 giorni dall’acquisto e sono già trascorsi 3 anni, pagherà oppure no? Capite che non è facile rispondere a questa domanda (la risposta è probabilmente no!). Si possono (e si devono) fare dei ragionamenti attraverso i quali definire l’ammontare che si ritiene che si riuscirà ad incassare. Ciò nonostante, due diversi redattori del bilancio, entrambi in buonafede, potrebbero anche giungere a conclusioni leggermente differenti (non troppo).

Quando si parla di “falso in bilancio”, si pensa subito all’iscrizione di operazioni fittizie (fatture false, magazzino inesistente, ecc.).
Ma un falso in bilancio (o più precisamente, il reato di false comunicazioni sociali) si ha anche quando l’amministratore ha consapevolmente applicato in modo errato i criteri di valutazione soggettivi. Un esempio? Ritenere di incassare un credito scaduto da 4 anni, senza disporre di alcuna informazione utile a fare tale valutazione. Tornando alla valutazione dei crediti, le modalità operative, cioè le indicazioni su come fare tale ragionamento, sono illustrate come diremo tra poco, dai principi contabili nazionali.

Le altre indicazioni del legislatore

Il Codice Civile individua anche gli schemi di Stato patrimoniale e di Conto economico che devono adottare obbligatoriamente le società di capitali (artt. 24242425 c.c.). In sostanza, il redattore del bilancio si deve “limitare” ad inserire i numeri nel bilancio, la parte descrittiva è già definita dal legislatore. Il legislatore ha disciplinato anche i criteri di valutazione (art. 2426 c.c.), cioè le regole ed i ragionamenti da applicare per individuare i numeri da inserire in bilancio. Prima ho citato un esempio di criterio di valutazione, quello dei crediti verso clienti. Il Codice Civile definisce anche il contenuto della nota integrativa e molto altro ancora, aspetti che qui tralascio.

I principi contabili nazionali emessi dall’Organismo Italiano di Contabilità

Per capire come leggere un bilancio non è sufficiente conoscere la disciplina di legge, si devono anche conoscere i principi contabili. Le norme di legge sono infatti molto sintetiche e non consentono, nemmeno a chi avesse una specifica preparazione sul tema, di redigere correttamente i bilanci. Il legislatore ha demandato ad un apposito l’organismo, l’Organismo Italiano di Contabilità (OIC), l’emanazione di documenti che illustrino, sul piano tecnico-operativo, come interpretare le norme di legge contenute nel Codice Civile. Si tratta di documenti molto più analitici ed estesi rispetto alle norme contenute nel Codice Civile.

Poi naturalmente se non fosse ancora chiaro come operare si può comprare un libro o partecipare ad un corso. Non è semplice imparare a leggere un bilancio e comprenderlo a fondo. Ad esempio, con un collega abbiamo scritto un libro che commenta, paragrafo per paragrafo, i principi contabili nazionali alla base della redazione del bilancio, parliamo di un migliaio di pagine!

Leggere un bilancio di una società quotata: gli IAS/IFRS

Dal 2005 il Codice Civile non è più l’unica fonte giuridica del bilancio delle imprese. Con il Regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento Europeo e del Consiglio sono infatti stati introdotti nell’Unione Europea i principi contabili internazionali IAS/IFRS. L’adozione, da parte dell’Italia, è avvenuta con il D.Lgs. n. 38/2005.
Le società quotate – sia nel bilancio d’esercizio, che è chiamato “separato”, sia nel bilancio consolidato – devono obbligatoriamente adottare tali principi contabili internazionali. Vi sono anche altri soggetti obbligati (come le società assicurative nel bilancio consolidato) ed alcuni soggetti hanno la facoltà di adottarli.
L’obiettivo dei principi contabili internazionali è favorire lo sviluppo dei mercati finanziari globali.

I soggetti IAS/IFRS non seguono pertanto la disciplina del bilancio del Codice Civile che viene “sostituita” dagli IAS/IFRS, che assumono valore di legge. Si tratta di norme tecniche più complesse (e pertanto più onerose) che si propongono di rappresentare nel migliore dei modi la performance dell’impresa attraverso il bilancio.
Per rendere l’idea della complessità del tema, un Manuale che analizza in modo completo tali principi contabili ha una dimensione di quasi 3.000 pagine!

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